Moda

LET’S GO TO SWIM!

Com’erano i costumi da bagno

Caldo. Afa. Umidità. Tre parole e vi abbiamo già messo voglia di rinfrescarvi in acqua, vero? Be’, mettetevi pure nell’ottica di farlo, perché l’argomento di oggi è proprio a bordo piscina. Esatto, perché la calura estiva tediava anche nel ‘900, dunque le spiagge vedevano donne e uomini sfoggiare i loro costumi. Ecco, allora, come si andava al mare nei durante i nostri amati anni retrò.

ANNI 20’. Lana. Con questo vi abbiamo riportato caldo. Va be’, non è per scherzare: seriamente, la lana fu il materiale utilizzato già dagli anni ’20 per i costumi da bagno (da donna, soprattutto). L’importante non era indossare capi d’alta moda, ma la funzionalità: in costume poteva anche prendere un colpo di  freddo, quindi lana.

Vero anche che, già dagli anni’20, il noto marchio americano Jantzen sperimentò un jersey a coste molto confortevole, che permetteva più ampi movimenti. Col tempo, un costume ad abito, ma comunque diviso in due pezzi e ornato di cintura di gomma, divenne molto popolare nei suoi colori simili ai costumi sportivi: blu, verde, rosso, nero, grigio. Di lì a poco la scollatura si fece più ammiccante, il costume più corto e generoso con le curve, ma sempre con attenzione: mostrare troppi centimetri di coscia significava prendere una multa da dieci dollari, o peggio rischiare il carcere. Se vi sembra incredibile, pensate che per le spiagge passava il temibile poliziotto del modesty check, che con un metro misurava i pollici nudi sopra le ginocchia! Generalmente, infatti, la maggior parte delle donne indossava il vestito da bagno, una sorta di abitino coprente dei pantaloncini cuciti al busto dell’indumento, ed anche le calze alte, per nascondere più pelle possibile (asterisco: l’abbronzatura non andava di moda, soprattutto se si era di buona famiglia). Cuffietta da bagno stile aviatore e scarpe da acqua? Presenti. Tutto coperto.

Tuttavia queste regole di censura si persero tra le onde dei twenties, semplicemente non osservandole (grazie anche ad un ovvio gradimento maschile, probabilmente anche dei poliziotti). Della serie: se non disturba nessuno, va bene a tutti. Anche perché era tanto bella la moda da spiaggia oramai, che si facevano pure i concorsi di bellezza al mare.

Per gli uomini, le cose erano simili: una maglia a tunica -di lana- che copriva degli shorts -di lana pure quelli-. La maglia poteva avere diverse lunghezze, ma non poteva assolutamente rivelare la zona intima degli ometti. La svolta scioccante arriva nel 1926, quando fece il suo debutto il costume da uomo a due pezzi, composto di canotta generalmente bianca o a righe, e pantaloncini neri, spesso con cintura in vita. Non male come stupore, se si considera che, solo qualche decennio prima, si usava fare il bagno nudi (seppur divisi tra uomini e donne), in barba ad ogni pudore. Ok: immaginando, ora, di vedere i maschietti in costume da bagno, ve li facciamo pensare con colori più brillanti rispetto alle donne: giallo, viola, arancione, oltre ai più canonici blu e rosso.

ANNI ’30. Il New Deal di Roosvelt, tra le altre cose, promosse l’apertura delle piscine pubbliche. Non fu un caso, allora, se i bagnanti si spostarono dalle spiagge ad acque più cittadine, mentre la balneazione si trasformava più in un evento di piacere e divertimento rispetto agli anni precedenti, durante i quali al mare ci si andava per nuotare e fare attività fisica.

Se pensate alla moda negli anni Trenta, non può sfuggirvi la tendenza a vedere gli uomini come dei Superman, quindi un fisico atletico, slanciato e sportivo era da far vedere anche in costume! Il due pezzi “canotta e shorts” della fine degli anni Venti, fu mantenuto anche nella decade successiva, abbinando spesso pantaloncini a tinta unita e magliette rigate di diversi colori. L’abbronzatura non era più un’ansia e, mano a mano che il decennio avanzava, il costume divenne sempre più corto, fino a restare un solo pantaloncino, a mostrare un corpo da vero supereroe.

Un’invenzione fondamentale fu quella del lastex, un tessuto a base di nylon o cotone, molto più confortevole della pesante lana che faticava ad asciugare ed appesantiva per bene soprattutto la zona decolleté. Con questo nuovo materiale, fu possibile mettere a loro agio anche le donne più curvy, mentre la schiena si faceva vedere un po’ di più e gli spallini più sottili rendevano l’immagine di una donna con spalle più atletiche. A seconda dell’area geografica, inoltre, si poteva scoprire più o meno pelle; fu allora che la moda parigina (o newyorkese) pubblicizzò costumi con la schiena molto in mostra grazie ai lacci incrociati ad “x”. Anche le gambe si scoprirono maggiormente, mentre il costume restava a un pezzo unico; in sintesi, il modello femminile era quello che noi conosciamo oggi come costume intero. Chiaramente con delle varianti come il maillot, composto da una gonnella attillata a coprire i fianchi, o il dress maker che invece aveva una gonnella più ampia e non attillata. Le nuove fantasie, anche geometriche, si intervallavano sul capo nella zona del busto.

ANNI ’40 e ’50. Negli anni Quaranta il costume da donna si fece molto più attillato, mantenendo il lastex e il rayon come materiali principali, ma abbelliti da inserti in velluto o da rouches, e sostegni per il seno; i pois, le stampe floreali o i colori patriottici andavano per la maggiore. Il costume intero si presentava con una gonnella attillata a coprire interamente il di dietro, oppure con una gonna più ampia sui fianchi, la swing skirt.

Il bikini quando arriva? Nel 1946, prendendo il nome dall’atollo in cui le forze armate facevano i test nucleari. A differenza del costume a due pezzi, in voga nello stesso periodo, il bikini scopriva molta più pelle (addirittura l’ombelico), tant’è che fu bannato da molti luoghi fino agli anni ’50, durante i quali i capi persero gli spallini per divenire dei costumi molto più adatti all’ozio estivo che per nuotare.

Durante i fourties, il pantaloncino da uomo resta, coi suoi colori brillanti (ma anche con nuove fantasie tropicali) e l’attenzione rivolta al torso maschile in evidenza; la vita era alta, spesso ornata da una sottile cintura di cotone, e il costume presentava a volte una patta o una cerniera sul davanti. L’utilizzo del lastex era ormai di consuetudine, molto confortevole, ma anche molto più pratico a contatto con l’acqua.


Fu negli anni ‘50 che apparve il costume da uomo più simile a quello che conosciamo oggi: il boxer, la cui lunghezza preferita era quella sopra il ginocchio, per dare il comfort ai signori di aggiungere una semplice maglietta agli shorts e non sentirsi nudi passeggiando non solo in spiaggia.

Bene, il breve exursus sui costumi da bagno retrò termina qui. E voi? Avete uno stile preferito? Pantaloncini, maillot, bikini…sicuramente vi presenterete in vacanza con la mise più vintage della spiaggia!

La Fosca

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