Curiosità Storia

“THE WORLD IS A PICTURE”

Scatti di vita e di strade 

 

Il periodo della Grande Depressione negli Stati Uniti ha tolto e ha dato allo stesso tempo. È sempre curioso quando un fenomeno economico, sociale, e politico di una portata simile si trasforma nell’incendio che rende fertile un terreno; ecco, la Photo League poteva considerarsi uno di quei semi che attingono dalla realtà circostante e crescono assieme ad essa, tra i suoi paradossi, e i suoi ristoranti che vendono una porzione di spaghetti a 25 cents.

Quelli della Photo League inizialmente non erano in tanti. Per la maggior parte protagonisti della prima immigrazione newyorkese, avevano in una mano la macchina fotografica e nell’altra una valigia piena di voglia di cambiare il mondo; influenzati dall’ideologia socialista degli anni Trenta, focalizzavano i loro obbiettivi soprattutto sulle le strade della Grande Mela. Fu Sid Grossman, fotografo ed attivista politico, il fondatore dei leaguers, questa organizzazione di artisti che dal 1936 cominciò ad esprimersi puntando i loro obiettivi nei quartieri più poveri, nei ghetti, sui volti dei loro abitanti, sulle vetrine, riportando il vero sulla pellicola.

I leaguers -si diceva- erano personalità sopra le righe: Eugene Smith (famoso reporter di Life), Margaret Bourke White, Aaron Siskind, Paul Strand, Berenice Abbott, sono solo alcuni dei grandi nomi che hanno partecipato o collaborato al progetto, che si allargò fino a centinaia di sostenitori, prima di essere attaccato dal Maccartismo nel 1947 e inserito nella lista nera delle organizzazioni. Considerato sovversivo, comunista e militante, il gruppo implose nel 1951, e gli artisti abbandonarono il movimento (alcuni in seguito a problemi con la legge e l’FBI).

La Photo League, documentando le strade newyorkesi, non dimenticò di scattare la vita ad Harlem, il quartiere esclusivamente nero, culla del lindy hop e dei locali che hanno visto nascere questa danza e l’integrazione attraverso il ballo. Navigando sul web alla ricerca di notizie sul mondo dello swing scopriamo spesso fotografie che testimoniano il fervore dei club e delle sale da ballo dell’epoca, ma quasi mai ci si chiede chi fosse dietro quella lente e perché. Grazie a fotografi del calibro di Cornell Capa, che tenne diverse lezioni della League, oggi rivediamo le espressioni dei ballerini, gli interni dei locali, ma anche la società etnicamente suddivisa nella grande e difficile New York di quell’era. Lo stesso Aaran Siskind si concentrò sul quartiere nero della metropoli, fino a pubblicare una raccolta di scatti interamente dedicati nell'”Harlem Document, photographs 1932-1940“, dove l’umanità è delicatamente ritratta nel quotidiano di un reportage più sensibile che informativo. Ecco perché oggi condividiamo con voi questa storia e le immagini che seguono.

Come diceva Grossman “the world is a picture“: l’arte che riprende l’arte, la realtà, la storia, i volti che hanno visto quello che conosciamo oggi e che ci appassiona.

 

 

La Fosca

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